Una domanda sempre più attuale
uno scambio di messaggi WhatsApp può valere come contratto di locazione
Il Tribunale di Napoli con sentenza del 28 gennaio 2026 n 1356 ha dato una risposta chiara
No non è sufficiente
Due parti si accordano via WhatsApp per una locazione turistica
viene individuato l'immobile
viene stabilita la durata del contratto per il mese di agosto
viene concordato il canone
L'inquilino versa 500 euro come acconto ma poi rinuncia e chiede la restituzione
Il proprietario rifiuta sostenendo che il contratto fosse valido
Il giudice ha stabilito che i messaggi WhatsApp non bastano per validare un contratto di locazione
Il motivo è semplice
la legge richiede la forma scritta per la validità del contratto
La forma scritta serve a garantire
consapevolezza delle parti
chiarezza sugli obblighi
certezza del rapporto
Un semplice scambio di messaggi non offre queste garanzie
Sì ma con un limite importante
I messaggi possono dimostrare che c'è stato un accordo tra le parti
ma non sono sufficienti a creare un contratto valido
Sono quindi una prova ma non un contratto
Per essere valido un contratto deve essere sottoscritto
Questo significa firma tradizionale oppure firma elettronica qualificata o digitale
WhatsApp non soddisfa questo requisito
In altri ambiti come il lavoro un messaggio può essere sufficiente
Ad esempio un licenziamento può essere comunicato anche via WhatsApp
Ma nella locazione la legge richiede maggiori garanzie
Accordi su affitti via WhatsApp non sono sufficienti
Il rischio è avere
un contratto nullo
problemi sulla restituzione delle somme
possibili contenziosi
Nel diritto immobiliare la forma è sostanza
Un contratto di locazione deve essere scritto e formalmente valido
Quello che sembra un accordo potrebbe non esserlo davvero
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